Le Orchidee Genere Phalaenopsis

Le  Orchidee  del  Genere Phalaenopsis   ©

di Alberto Ghedin

(Articolo aggiornato al 23 agosto 2016)

Il nome Phalaenopsis deriva dal greco  phalaina (falena) e opsis (aspetto) ed è stato assegnato da Blume nel 1925 . La  prima specie  Phalaenopsis amabilis è stata però  scoperta nel lontano 1750 e descritta da Rumphiuns sotto il nome di Angraecum album e poi da Linneo nel 1753 con il nome di Epidendrum amabile.

Riepilogo per la coltivazione.

Il successo della diffusione commerciale delle Phalaenopsis deriva da più fattori, il principale è la robustezza della pianta e il secondo la facilità e la durata della fioritura.

Come tutte le specie di orchidee anche le Phalaenopsis  hanno bisogno di nutrimento per ben prosperare. Appena sfiorita la pianta non va abbandonata a se stessa, ma va rimessa in forza. Un concime bilanciato per orchidee, nella misura di 0,5 gr per  litro d’acqua, può essere usato ad ogni   annaffiatura,  sfatando una falsa credenza, usata anche dai coltivatori, che indica di concimare solo ogni  15 giorni. Se volete invece concimare saltuariamente non eccedete mai oltre 1 gr lt.

Preciso che un somministrazione  grossolana del concime produrrà effetti deleteri sulle radici che tenderanno a bruciare ed annerirsi.

Le phalaenopsis oggi in commercio derivano da una moltitudine di specie, che hanno caratteristiche anche assai diverse, alcune fanno numerosi piccoli fiori, altre ne fanno pochi ma grandi, alcune aprono tutti i fiori praticamente in contemporanea, altre invece ne aprono uno alla volta in lenta, lunga, successione, tanto che lo stesso stelo rimane in fiore per tantissimi mesi fino a quasi tutto l’anno. Alcune fanno steli ramificati, altre no. In pratica gli ibridi moderni, soprattutto quelli più colorati sono un grande miscuglio di tutte queste caratteristiche e praticamente non è possibile sapere a priori quale sarà quella predominante della ‘nostra’ pianta. Quindi gli steli potranno ramificarsi oppure no, aprire i fiori i più o meno lenta successione, fare nuovi fiori da steli già sfioriti ecc. Alcune possono avere anche la curiosa caratteristica di fare nuove  piantine dagli steli florali. Per questo, se non si taglia lo stelo ancora verde, può succedere che la pianta rifiorisca in tempi molto brevi o addirittura produca per agamia un “keiki” in gergo  bambino. Gli steli non nascono in periodi fissi ne in numero fisso, anche se a volte sembrano avere una certa ‘regolarità’ di comportamento. Se una pianta è tenuta in condizioni ideali, può emettere uno stelo in qualsiasi momento dell’anno, anche se ne ha già altri in fiore. Oppure può passare molto tempo prima che faccia un nuovo stelo. Dipende dalle caratteristiche genetiche, dalla ‘bontà’ della coltivazione, dalle condizioni generali della pianta. Solitamente le Phalaenopsis portano circa 4-6 foglie su un corto fusto e ne fanno una o due all’anno (e quindi ne perdono mediamente una o due all’anno ). Capita a volte, non troppo spesso a dir la verità, che facciano delle nuove piante alla base del fusto. Quando saranno sufficientemente sviluppate e con radici proprie lunghe 8-10 cm, potranno essere staccate e rinvasate a parte. In ogni caso tenete presente un detto usato dai coltivatori: a nuova foglia matura corrisponde un nuovo stelo.

Fioritura

Per far fiorire una Phalaenopsis occorre che la pianta subisca uno sbalzo termico di almeno 10° C. Spostate le vostre piante che abbiano una crescita fogliare completa e nuova da una zona con 28° C  ad una con 18° C e state certi/e che la vostra Phalaenopsis fiorirà. Fate conto che la vostra pianta finisca in un cosiddetto “frigorifero”. In genere la fioritura avviene in presenza di una nuova foglia maturata completamente, si dice infatti “ a nuova foglia nuovo fiore”.
Annaffiature

Anche se vengono solitamente additate come quelle più ‘bisognose’ di acqua, non sfuggono alla regola generale delle orchidee. Prima di annaffiare, aspetta che il composto sia asciutto o almeno quasi asciutto. Una regola generale adottata anche dai coltivatori professionisti è controllare con molta attenzione le radici nei vasi trasparenti, quando qest’ultime da verdi diventano perfettamente bianche ecco, questo è il momento di annaffiare; nell’indecisione il rinvio al giorno dopo è la soluzione proverbiale. Mai lasciare acqua tra le foglie, soprattutto quelle nuove, pena marciumi irreversibili. Si possono invece spruzzare  giornalmente le foglie.
Illuminazione

Le Phalaenopsis sono tra le orchidee meno esigenti in fatto di luce. Purtroppo ciò non vuol dire che amino particolarmente luoghi bui, anzi, tutt’altro.   Il sole diretto però delle ore più calde può provocare ustioni sulle foglie. Tuttavia crescono e fioriscono meglio in condizioni di luce brillante, davanti ad una finestra posta ad est, ad esempio.   Mai lasciare acqua tra le foglie, soprattutto quelle nuove, pena marciumi irreversibili. Si possono invece spruzzare  giornalmente le foglie.

Rinvasi

In condizioni ideali le phalaenopsis andrebbero comunque rinvasate ogni due-tre anni. Purtroppo molti sono i fattori che entrano in gioco e in certi casi può essere opportuno rinvasare anche ogni anno. In ogni caso rinvasare non appena la pianta da segno di non stare bene; al 90% ci sono problemi alle radici. Preparare della corteccia di pino in pezzi di 1-2 cm, e  seguire le “operazion di preparazione del barch” nel capitolo  6 “il Genere Cattleya”. Togliere la pianta dal vaso (meglio se il giorno prima è stata innaffiata) e cercare di togliere tutti i vecchi pezzi di corteccia. Sterilizzare con una fiamma una forbice e tagliare via tutte le radici malate, lasciare solo parti sane; si distinguono facilmente perché sono perfettamente verdi.. Rimettere la pianta in vaso nuovo (o almeno ben lavato, meglio se sterilizzato con candeggina) con il composto nuovo. Non annaffiare per 15-20 giorni, per dare tempo alle radici di cicatrizzare le inevitabili ferite, magari dare qualche leggera spruzzata alle foglie. I periodi migliori per il rinvaso sono la primavera (marzo-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre). Se fosse possibile, è ottima la carbonella da mischiare alla corteccia di pino nel composto. Il composto deve essere ben assestato e per questo  è utile dare  dei colpetti al bordo del vaso.

Temperature per le nostre Phalaenopsis
Prima di introdurre le orchidee Phalaenopsis nella mia serra intermedia esitai, ero preoccupato per la tenuta di queste piante originarie delle zone del Borneo, ove prosperano con temperature calde tutto l’anno, ma mi sbagliavo perché, seppure queste specie prediligono  temperature superiori ai 25° C , sopportano facilmente anche i periodi invernali con temperature ben al di sotto della norma.  Nella mia serra  durante  gli inverni molto freddi hanno raggiunto anche gli 8° C senza grandi problemi. Per contro questi sbalzi di temperatura fanno fiorire qualsiasi specie o ibrido che sia.

Parametri utilizzati nelle colture industriali.

Le piante vengono coltivate  ad una temperatura di 28° C  e 6.500 lux. Quando le piante sono mature, con 7 foglie, passano da 28° di temperatura a 18° C  e viene aumenta la luce a 8.000 lux. Una volta fiorite si mantengono ad una temperatura  di 20° C invece  dei 29° C precedenti

Il genere è stato introdotto da Blume, Bijdr. (1825) comprende 68 specie e  8 ibridi naturali.

Phalaenopsis amabilis (L.) Blume,  (1825).

Phalaenopsis amabilis subsp. amabilis.

Phalaenopsis amabilis subsp. moluccana (Schltr.) Christenson,  (2001).

Phalaenopsis amabilis subsp. rosenstromii (F.M.Bailey) Christenson,  (2001).

Phalaenopsis amboinensis J.J.Sm.,  (1911).

Phalaenopsis × amphitrite O’Brien,  (1892).

Phalaenopsis aphrodite Rchb.f.,  (1862).

Phalaenopsis aphrodite subsp. aphrodite.

Phalaenopsis aphrodite subsp. formosana Christenson, (2001).

Phalaenopsis appendiculata Carr,  (1929).

Phalaenopsis bastianii O.Gruss & Roellke,  (1991).

Phalaenopsis bellina (Rchb.f.) Christenson,  (1995).

Phalaenopsis braceana (Hook.f.) Christenson,  (1986).

Phalaenopsis buyssoniana Rchb.f., (1888).

Phalaenopsis celebensis H.R.Sweet,  (1980).

Phalaenopsis chibae T.Yukawa, (1996).

Phalaenopsis cochlearis Holttum,  (1964).

Phalaenopsis corningiana Rchb.f.,  (1879).

Phalaenopsis cornu-cervi (Breda) Blume & Rchb.f.,  (1860).

Phalaenopsis deliciosa Rchb.f., (1854).

Phalaenopsis deliciosa subsp. deliciosa.

Phalaenopsis deliciosa subsp. hookeriana (O.Gruss & Roellke) Christenson,  (2001).

Phalaenopsis doweryensis Garay & Christenson in E.A.Christenson,  (2001).

Phalaenopsis equestris (Schauer) Rchb.f., (1850).

Phalaenopsis fasciata Rchb.f.,  (1882).

Phalaenopsis fimbriata J.J.Sm.,  (1921).

Phalaenopsis floresensis Fowlie,  (1993).

Phalaenopsis fuscata Rchb.f.,  (1874).

Phalaenopsis × gersenii (Teijsm. & Binn.) Rolfe,  (1917).

Phalaenopsis gibbosa H.R.Sweet,  (1970).

Phalaenopsis gigantea J.J.Sm.,  (1909).

Phalaenopsis hieroglyphica (Rchb.f.) H.R.Sweet, (1969).

Phalaenopsis honghenensis F.Y.Liu, (1991).

Phalaenopsis inscriptiosinensis Fowlie,  (1983).

Phalaenopsis × intermedia Lindl.,  (1852).

Phalaenopsis javanica J.J.Sm.,  (1918).

Phalaenopsis kunstleri Hook.f.,  (1890).

Phalaenopsis × leucorrhoda Rchb.f., (1875).

Phalaenopsis lindenii Loher, (1895).

Phalaenopsis lobbii (Rchb.f.) H.R.Sweet,  (1980).

Phalaenopsis lowii Rchb.f.,  (1862).

Phalaenopsis lueddemanniana Rchb.f., (1865).

Phalaenopsis luteola Burb. ex Garay, Christenson & O.Gruss  (2001).

Phalaenopsis maculata Rchb.f.,  (1881).

Phalaenopsis malipoensis Z.J.Liu & S.C.Chen,   (2005).

Phalaenopsis mannii Rchb.f., (1871).

Phalaenopsis mariae Burb.ex R.Warner & H.Williams, (1883).

Phalaenopsis micholitzii Rolfe, (1890).

Phalaenopsis mirabilis (Seidenf.) Schuit.,  (2007).

Phalaenopsis modesta J.J.Sm., (1906).

Phalaenopsis mysorensis C.J.Saldanha,  (1974).

Phalaenopsis pallens (Lindl.) Rchb.f. (1864).

Phalaenopsis parishii Rchb.f., (1865).

Phalaenopsis philippinensis Golamco ex Fowlie & C.Z.Tang,  (1987).

Phalaenopsis pulcherrima (Lindl.) J.J.Sm.,  (1933).

Phalaenopsis pulchra (Rchb.f.) H.R.Sweet, (1968).

Phalaenopsis regnieriana Rchb.f.,  (1887).

Phalaenopsis reichenbachiana Rchb.f. & Sander,  (1882).

Phalaenopsis robinsonii J.J.Sm., (1917).

Phalaenopsis × rolfeana H.R.Sweet, (1969).

Phalaenopsis sanderiana Rchb.f.,  (1882).

Phalaenopsis schilleriana Rchb.f.,  (1860).

Phalaenopsis × singuliflora J.J.Sm., Orchid Rev. 40: 173 (1932).

Phalaenopsis speciosa Rchb.f., (1881).

Phalaenopsis stobartiana Rchb.f.,  (1877).

Phalaenopsis stuartiana Rchb.f., (1881).

Phalaenopsis sumatrana Korth. & Rchb.f., (1860), nom. cons.

Phalaenopsis taenialis (Lindl.) Christenson & Pradhan,  (1985).

Phalaenopsis tetraspis Rchb.f.,  (1870).

Phalaenopsis thailandica O.Gruss & Roeth,  (2009).

Phalaenopsis × valentinii Rchb.f.,  (1883).

Phalaenopsis × veitchiana Rchb.f., (1872).

Phalaenopsis venosa Shim & Fowlie, (1983).

Phalaenopsis violacea H.Witte,  (1861).

Phalaenopsis viridis J.J.Sm.,  (1907).

Phalaenopsis wilsonii Rolfe,  (1909).

San Daniele del Friuli e Cappella Maggiore 2016

Due mostre in contemporanea.

Grazie alla grande disponibilità di Dino Zanardo  Vicepresidente FIO (Federazione Italiana Orchidee)    e di Ezio Carbonere Consigliere FIO e curatore coreografico dell’esposizione, si è riusciti a fare due mostre superlative ed in contemporanea, cose da non credere eppure è successo.

Foto Cappella Maggiore

Foto San Daniele

Ringrazio il Giudice internazionale Stefano Milillo per aver voluto e collaborato intensamente alla realizzazione di questa mostra e Gianmaria Conte, Massimo Morandin, Antonio Camani (consiglieri FIO) e Ivan Diego (Presidente FIO) per la intensa collaborazione e presenza costante.

Orchidee spontanee italiane

Per la salvaguardia delle orchidee spontanee

Galleria orchidee fotografate in Lessinia (VR)

Tutte le orchidee spontanee italiane sono protette e non si possono ne si devono raccogliere. Se vedete queste magnifiche piante munitevi di macchina fotografica e divertitevi a immortalarle. Se volete condividere le vostre foto sarò onorato di postarle.

Genere Paphiopeilum

La pagina dei paphiopedilum

Paphiopedilum barbigerum Tang & F.T.Wang, (1940).

Descritto nel 1940 da Tang e Wang sulla base di piante provenienti dalla provincia cinese di Guizhou a sud est della Cina. Braem considera questa specie come una varietà del Paphiopedilum insigne ma le differenze sono talmente evidenti che tutti gli altri
botanici lo hanno considerano specie autonoma. Dall’insigne si distingue sopratutto per la taglia e per il labello completamente differente. P. barbigerum è un vero e proprio paphiopedilum miniatura.
Le foglie misurano 8 cm di lunghezza e 1,5 cm di larghezza, il fiore 7 cm di larghezza e 6 cm di altezza, l’altezza totale del fiore compr eso lo stelo è di 11 cm. L’etimologia deriva dalla peluria presente alla base dei petali. Fioritura 12 ottobre 2008.

 

leucochilum

Paphiopedilum godefroyae v. leucochilum (Rolfe) Braem & Chiron,  (2003). La coloratura bianco crema, non maculata, del labello è la caratteristica
principale di questa varietà, dalla quale deriva anche il nome leucochilum. Foto 1-7-07.

I Paphiopedilum sezione Cochlopetalum

Paphiopedilum Kalinae, Braem(1995).
Il nome è stato dato in onore di Patricia Fair Kalinae, Naperville, USA. Quello quì riportato era denominato P. Kalinae quando
l’acquistai all’EOC di Padova 06.
Cribb invece lo considera solo un “cline” al suo completamento e quindi sinonimo di victoria-regina:
“I have exsamined many collections of p. victoria-regina and consider that P. kalinae represent one end of a cline in variation”.

Questa sezione comprende, secondo il botanico P. Cribb, 5 specie e due varietà, tutte originarie di Sumatra e Giava :
-P. Victoria-mariae
-P. victoria-regina (sin di chamberlanianum)
-P. glaucophyllum
-P. glaucophyllun v. moquetteanum
-P. liemianum
-P. primulinum
-P. primulinum v. purpurascens

Queste specie sono caratteristiche  per essere  a fioritura consecutiva fino a fare 11-12
fiori all’anno dallo stesso stelo.

 

 

Paphiopedilum glaucophyllum.

Il Paphiopedilum glaucophyllum si distingue dal liemianum, molto simile,sopratutto per le foglie, nel lienianum sono verdi intenso e leggermente irsute, macchiate nella parte inferiore, nel glaucophyllum sono invece più chiare e tassellate, il liemianum ha il bordo del labello dorsale chiaro più accentuato, spesso le due specie vengono confuse
anche dagli appassionati più esperti.
Il Clima in Sumatra e Java: situate nell’equatore Sumatra e Java hanno un clima caldo umido con temperature medie di circa 2 8° tutto l’anno. Vi sono due stagioni distinte, quella secca che va da aprile ad ottobre e quella monsonica che va da novembre a marzo con piogge prevalenti in gennaio e febbraio. Nel nord di sumatra sopra i1000 mt la temperatura non è mai molto elevata e di notte fa freddo. In genere il clima tende ad essere più caldo e umido di giorno e più temperato di notte.<img
Indicazioni per specie:

Glaucophyllum, a sud ovest in Java c. 300 mt di altitudine;
Liemianum, nel nord di Sumatra tra i 600 e 1000 mt di altitudine in rocce calcaree;
Primulinum, nord di sumatra a tra i 5 e i 500 mt di altitudine;
-Victoria-mariae, nel centro-ovest di Sumatra tra i 1500 e i 2000 mt di altitudine;
-Victoria-regina, a Sumatra tra gli 800 e i 1600 mt di altitudine;

paphiopedilumprimulinum2012

Paphiopedilum primulinum

purpurascens

Paphiopedilum purpurascens

Cloni speciali: dollgoldi

Paph. Dollgoldi “Golden Wings”.

A questo clone molto particolare derivato dall’incrocio tra Paph. armeniacum e Paph. rotschildianum è stato assegnato il 1° premio classe Paphiopedilum al PETERBOROUGH INTERNATIONAL ORCHID SHOW.
L’incrocio è stato registrato nel Doll l’ 11/1/1988.

 

EOC Budapest 2012, Dresda 2009, Padova 2006

Le immagini delle tre Mostre internazionali European Orchid Congress

Budapest 2012

Eoc budapest

Lo stand espositivo dell’AIO.(foto Guido Diana)

Cattleya intermedia v. orlata, ‘ALBERTO 2012’ BM(BS)/EOCCE Budapest
A Budapest due medaglie di bronzo per la specie botanica, tornata ancora in tempo per ammirare la sua splendida fioritura, grazie al venditore Luigi Callini al quale vanno i miei ringraziamenti, per la sua ampia e appassionata collaborazione nel trasporto delle piante e nella collaborazione con il Presidente dell’AIO Guido Diana, organizzatore della stand AIO.

543234_309154562498536_1002680909_n

 

Paphiopedilum armeniacum AM e BM(BS)/EOCCE.2012
Una medaglia d’Argento e una di Bronzo per questa bella fioritura. Purtroppo il viaggio ha stressato letteralmente la pianta e dopo un giorno dal ritorno se ne è andata.

Dresda 2009

Una mostra internazionale  che ha meritato un lungo viaggio ma le collezioni tedesche meritavano di esse visitate, molti gli stand allestiti dalle varie associazioni e gruppi.  Indimenticabile .

 

Padova 2006

Grazie al lavoro instancabile di Stefano Milillo Presidente allora dell’EOC e con la partecipazione di molte associazioni sia italiane che europee si è potuta realizzare una mostra all’altezza di quanto si era realizzato nel passato nelle altre mostre internazionali europee. Meraviglioso l’esemplare di Coelogyne cristata, MO e Best in Show di F. Glanz.

Orchids & Wine le tre edizioni 2011-2013-2015

Edizione 2015

Di meglio in meglio. Non c’è verso di non stupirsi ogni anno una meraviglia, la mostra organizzata dall’ATO (Associazione Trentino Orchidee) assume sempre più un carattere internazionale. Un grande lavoro coreografico e un gruppo di appassionati collezionisti di orchidee con piante di grande qualità e coltivate alla perfezione che raramente si vedono nelle mostre. una mostra da non perdere mai.

Edizione 2013

Mezzacorona Trento 24-25-26 maggio 2013
Una Mostra che assume sempre più un carattere internazionale.
Anche quest’anno l’ATO l’associazione organizzatrice della mostra ha dato il massimo. Un lavoro immenso per realizzare una coreografia artistica con scene e figurazioni che riportano
al modo sudamericano degli Azetechi o dei più antichi Maya. Sulle rovine di un tempio cresce un albero gigantesco attorniato da liane ed un enorme serpente. Una figurazione affascinante che lascia a bocca aperta il visitatore. Grande la quantità di piante con rari ed importanti esemplari di straordinaria bellezza.

Nella consolidata mitologia azteca, la leggenda vuole che i mexicas fossero partiti da Aztechi per giungere dopo una lunga peregrinazione nel lago Texcoco.
Essa era circondata da vulcani e vi si stabilirono conquistando fermamente tutti gli altri popoli dell’America centrale.
Fu l’ultima tribù arrivata lì di sette nahuatlacas (di lingua nahuatl). Il loro dio aveva predetto che un giorno essi avrebbero visto un’aquila sopra un cactus con un serpente nel becco e in quel punto avrebbero fondato la loro città.
Così avvenne e, dopo molti anni, i mexicas gettarono le fondamenta della loro capitale, Tenochtitlàn, su un isolotto nel lago Texcoco. Oggi il lago è ormai prosciugato da anni, Tenochtitlàn è diventata Città del Messico ma l’aquila della profezia è rimasta al centro della bandiera messicana. Leggenda a parte, i mexica arrivarono realmente ultimi alla ricerca di un posto più accogliente dell’arido nord messicano. Poveri e non bene accetti da parte degli abitanti, riuscirono comunque a stabilirsi accettando ed assimilando la loro cultura, al punto che per loro il termine Toltecayotl divenne sinonimo di cultura.
Nel 1325 fondarono Tenochtitlàn e riuscirono a svilupparsi seppur sotto il dominio di Azcapotzalco, che servivano come mercenari. Assunsero così un’impronta militare che li portò a sopraffare Azcapotzalco e a sottomettere progressivamente diverse tribù, in un crescendo che vide la nascita
del più grande impero che fosse mai esistito nel centroamerica”.

 

Edizione 2011
Arrivati alla mostra  Orchids & Wine non ci aspettavamo un sorpresa così, un’evento così riuscito e con una scenografia di profilo internazionale così elevata. Ma non basta la scenografia, anche la qualità e la varietà delle piante esposte è stata all’altezza di un’evento straordinario.
Le foto anche in questo caso riportano solo in piccolissima parte la grandiosità di questa manifestazione. Una manifestazione che ha dato lustro all’orchidologia italiana Un complimento va quindi a tutto il gruppo dell’Associazione Trentino Orchidee, che ha permesso tutto questo.

Il giardino botanico di Washington D.C.

Foto realizzate nel giardino botanico di Washington nel 2006 in occasione di un mio viaggio negli Stati Uniti. Immenso giardino con passerelle pensili che vi daranno la sensazione di immergervi in una foresta amazzonica, merita di essere visitato per chi ha l’occasione, si trova in pieno centro a due passi dalla Casa Bianca. La presenza delle orchidee è notevole e viene continuamente aggiornata con piante provenienti dalle serre apposite situate in zona diversa.

 

Tokio 2011

Immagini inedite e tra le più belle di una mostra internazionale (Foto realizzate da Eri Koishi che ringrazio sentitamente per avermi permesso di condividerle)

Genere Cattleya

cattleyalabiataLa scoperta della prima Cattleya.© 

Cattleya labiata, Lindl 1824
Barnet novembre 1818.
Quando William Cattley entrò quel mattino nebbioso nella sua serra vittoriana si stupì incredibilmente, sapeva di aver a che fare con delle piante particolari  dai bulbi strani, ma mai avrebbe pensato di vedere una fioritura così straordinaria.
Mandò subito a chiamare John Lindley, padre della moderna orchidologia, con il quale aveva già collaborato per la catalogazione
di altre piante, Lindley esaminò la pianta dando al genere il nome di cattleya e l’epiteto specifico diventò labiata dal latino labium perché era la parte più vistosa del fiore.
Questa scoperta sconvolse il modo dell’orchidologia ed ebbe un seguito che fu avvolto per lungo tempo nella leggenda. Swainson,
il ricercatore che spedì la pianta a Cattley, era un naturalista che aveva esplorato in lungo e in largo la giungla tropicale nel
nord del Brasile per la raccolta di piante autoctone e non ebbe il tempo o forse la voglia di rivelare il luogo esatto del
ritrovamento, ed è anche comprensibile, che in mezzo a tanto materiale, spedito per nave in grande quantità e con una
moria elevata durante il trasporto si potesse ricordare la zona di tutte le piante. Nel 1836 si sparse la notizia del ritrovamento della C. labiata a Rio de Janeiro, ma in realtà si trattava invece della Laelia lobata. Passarono così altri 18 anni, successivamente i ricercatori trovarono orchidee simili, come C. mossiae, C. trianae, ecc. ma della labiata nemmeno l’ombra. Solo cinquant’anni dopo nel 1889 fu ritrovata nella regione brasiliana del Pernanbucco. Il raccoglitore
inviò alcune piante a ms Moreau di Parigi entomologo che collezionava insetti e da poco appassionatosi alle orchidee. Federico Sander della ditta britannica Sander si fermò a visitare la serra
di Moreau quando le piante erano appena fiorite e si rese subito conto del ritrovamento della C. labiata.
La C. labiata viene considerata una delle Cattleye più robuste e abbastanza facili da coltivare. E’ una specie fotosensibile per cui si può indurre  la fioritura tutto il periodo dell’anno riducendo la luce gradatamente  simulando l’autunno. Dopo la fioritura è opportuno ridurre al minimo le annaffiature per evitare marciumi alle radici
e ritardi nella crescita in primavera. I rinvasi vanno effettuati in primavera quando spuntano le nuove radici. I bulbi iniziano la crescita nel mese di febbraio e si completano a giugno, in alcuni casi può iniziare una seconda crescita che maturerà a luglio-agosto.